martedì 30 novembre 1999



"Ho ventiquattro anni e la sensazione di averne quaranta." Così dice di sé Ahlème, immigrata in Francia dall'Algeria dopo che all'inizio degli anni Novanta sua madre è stata uccisa durante un raid terroristico. Ahlème in arabo significa 'sogno'; ma non è certo un sogno la vita che si conduce a Ivry, nella banlieue parigina, dove la ragazza abita con il padre rimasto invalido in un incidente sul lavoro e il fratellino Foued, campione nel cacciarsi nei guai. La sola cosa che impedisce al ragazzino di fare una brutta fine è la sorveglianza che la sorella esercita su di lui. La responsabilità della famiglia è tutta sulle spalle di Ahlème, che si divide tra lavoretti occasionali e lunghe file per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno. Per non parlare delle storie d'amore, tutt'altro che idilliache. Fortunatamente può contare su Tantie Mariatou, una vicina di casa che le fa da madre putativa, sempre pronta ad accoglierla a braccia aperte e a darle consigli anche in campo sentimentale, ricordandole che "bisogna baciare molti rospi prima di trovare il proprio principe". La periferia di Parigi, dove non si è ancora spenta l'eco dei violenti scontri fra polizia e giovani immigrati, fa da cornice alle giornate di una ragazza che - fedele al proprio nome - non si lascia prendere dallo sconforto e combatte le sue battaglie quotidiane con l'arma dell'ironia.




Il libro "Ahlème, quasi francese" di Faiza Guene scorre via veloce, senza inciampi o momenti di noia. Alcuni passaggi sono molto carini. La speranza e la paura attraversano continuamente tutto il racconto, che appare quello di una ragazza normale se non fosse per la mancanza della cittadinanza e il conseguente problema di essere costantemente sotto l'attenzione delle autorità.
Consiglio per una lettura veloce e un pò diversa.


"...Finalmente arriviamo. Parcheggia e mi dà un bacio pudico. Vedo la fila di gente che aspetta all'ingresso, saranno un centinaio di persone. Non ho voglia di fare tutta questa coda. Non è nemmeno detto che si riesca ad entrare. E poi ho mal di piedi, mi sono messa un paio di scarpe da sera prese in negozio. Così capisco che passo le mie giornate a vendere scarpe di cattiva qualità. In fondo, anche zio Abdou è un imbroglione.
Scendendo dalla Golf di Coco sento cantare gli uccellini. Mi fa orrore sentire gli uccellini all'alba.
Coco mi fa un gesto con la mano e si allontana. E' stato carino, da parte sua, accompagnarmi fin qui. Sembrava deluso che non avessi voluto restare con lui. Ha promesso di telefonarmi domani, ma se non lo farà, pazienza. Come dice spesso Tantie: 'Bisogna baciare molti rospi prima di trovare il proprio principe.'
Mi avvicino alla gente in attesa. E' sempre la stessa, facce stanche e provate. Sono gli stranieri che vengono all'alba per prendere il posto.
Sono le sei del mattino e mi trovo davanti alla prefettura."



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